*CONTESTAZIONE ALL’INCONTRO DEL 12 SETTEMBRE A REGGIO EMILIA DA PALESTINESI E ATTIVISTE PRO PALESTINA*
_*Nessuno spazio alla normalizzazione*_
A nome delle realtà palestinesi in Italia e della diaspora che resiste, condanniamo con la massima fermezza l’incontro “Europa e Medio Oriente: fermare Netanyahu, costruire la pace”, tenutosi il 12 settembre a Reggio Emilia.
La presenza di Nasser Al Qudwa, presentato come esponente palestinese, accanto a figure come Ehud Olmert, ex primo ministro israeliano, espressione diretta del progetto sionista di colonizzazione e oppressione, insieme ad altri rappresentanti di una politica italiana complice, costituisce un atto inaccettabile di normalizzazione con il colonialismo e il genocidio del popolo palestinese.
Olmert, come tutti i leader sionisti, è responsabile di crimini di guerra, pulizia etnica e politiche di apartheid che hanno segnato la storia recente della Palestina.
Sedersi al suo stesso tavolo – sotto l’illusoria parvenza del dialogo – significa legittimare chi ha pianificato e sostenuto l’occupazione, l’espansione coloniale e il sistematico smantellamento dei diritti del nostro popolo.
Dichiariamo con chiarezza: Nasser Al Qudwa, non rappresenta le aspirazioni, la volontà e la lotta del popolo palestinese.
La nostra lotta è per la liberazione, non per la normalizzazione.
È per il ritorno dei rifugiati ed esuli, non per la riconciliazione con i loro aguzzini.
È per la giustizia, non per la pacificazione con l’occupazione.
Quello che si è consumato a Reggio Emilia non è “dialogo”, ma un tentativo di ripulire volti e politiche responsabili del genocidio in corso a Gaza e della lunga oppressione del nostro popolo.
Iniziative come queste non fanno altro che provare a ripulire la faccia a “Israele”, facendo credere che possa esistere un “sionismo buono”, quando in realtà l’intero progetto sionista è fondato sulla colonizzazione e sulla pulizia etnica.
Mentre Gaza viene assediata e la popolazione affamata, umiliata, massacrata, mentre in Cisgiordania i bulldozer sradicano ulivi e distruggono case e i coloni incendiano campi e attaccano civili sotto la protezione dell’esercito israeliano, eventi come questi servono solo a dare una parvenza di legittimità a chi il sangue palestinese lo ha versato e continua a versarlo.
E a legittimare il ruolo complice della comunità internazionale nella perpetuazione del progetto coloniale proponendolo nelle nuove vesti del dominio neoliberale.
Inoltre denunciamo con forza l’episodio vergognoso accaduto durante l’incontro: un gruppo di uomini si è scagliato in modo arrogante e volgare contro una nostra compagna palestinese.
Questo è il volto reale di chi parla di “dialogo” ma non tollera la voce libera e resistente delle donne palestinesi.
Ancora una volta il Partito Democratico ci dimostra come la linea che separa destra e sinistra nella politica italiana, soprattutto quando si tratta della nostra causa, diventi sempre più sottile.
L’ala del PD “Sinistra per Israele” è il vero volto di un partito che si presta in quanto fantoccio di “Israele”, complice del genocidio del nostro popolo e dell’occupazione della nostra terra.
Il PD tenta di scaricare Netanyahu etichettandolo come capro espiatorio di quanto sta succedendo, una mattanza e non l’ideologia di base del sionismo, e così invita esponenti come Olmert, responsabili di massacri sul popolo palestinese, come l’Operazione Piombo Fuso.
Oggi, dinanzi a un genocidio e dopo 77 anni di occupazione, non si può parlare di “pace” tornando al vecchio mantra dei due stati, due popoli e degli accordi di Oslo.
Non si può parlare di pace senza giustizia, senza condanna del sionismo, senza nominare l’occupazione, le sanzioni, l’embargo militare. Bisogna dare spazio alla politica, non a un pacifismo immaginario funzionale all’occupante.
Oggi più che mai è importante che il dibattito pubblico apra spazio alla verità storica: 77 anni fa non esistevano né Netanyahu né i partiti palestinesi attuali, e i padri fondatori del sionismo – laici e progressisti – hanno costruito un progetto coloniale suprematista fondato sulla pulizia etnica e sul genocidio.
Non è Netanyahu il problema, ma il sionismo, in tutte le sue ramificazioni, l’ideologia e la dottrina responsabile della Nakba del 1948 come del genocidio che stiamo vivendo da due anni a Gaza.
Chi non lo riconosce non fa altro che proteggere un progetto coloniale genocidario.
Denunciamo con forza ogni forma di normalizzazione con lo Stato coloniale che da decenni pratica l’espulsione, l’apartheid e lo sterminio.
Reggio Emilia non è stata l’ultima tappa di questo vergognoso tour: chiediamo a tutte le forze politiche, associative e solidali italiane ed europee di non prestarsi a questa messinscena, di non offrire piattaforme a chi vuole svendere la causa palestinese in nome di un “processo di pace” finto e funzionale solo all’occupante.
Invitiamo tutte le realtà pro-Palestina a contestare questi eventi ovunque si insinuino.
Il popolo palestinese non è rappresentato da chi siede accanto ai suoi carnefici. Esigiamo il rispetto della nostra sovranità politica e della nostra scelta di supportare la Resistenza e di resistere.
La nostra voce è quella dei campi profughi, di Gaza bombardata e sterminata, di Gerusalemme occupata, delle carceri israeliane, dei villaggi assediati in Cisgiordania, delle comunità resilienti e resistenti del ‘48, della diaspora che non dimentica il diritto al ritorno.
Ribadiamo con forza: la nostra lotta continua fino alla liberazione della Palestina, dal fiume al mare.
UNIONE DEMOCRATICA ARABO PALESTINESE
GIOVANI PALESTINESI IN ITALIA
MOVIMENTO STUDENTI PALESTINESI IN ITALIA
ASSOCIAZIONE DEI PALESTINESI IN ITALIA